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Aldo Palazzeschi
Firenze, 2 febbraio 1885 – Roma, 17 agosto 1974
del Novecento. Inizialmente, si dedicò alla recitazione: nel 1902 si iscrisse alla regia scuola di recitazione "Tommaso Salvini". Nelle compagnie teatrali conobbe anche Gabriellino, figlio di Gabriele D'Annunzio. Fu probabilmente proprio la passione teatrale a far sì che l'artista rinunciasse al suo cognome anagrafico assumendo uno pseudonimo. Infatti, il padre non vedeva di buon occhio il fatto che Palazzeschi si dedicasse alla recitazione, tanto meno se questa attività veniva praticata con il nome di famiglia.
Con il tempo, Palazzeschi si staccò dall'attività teatrale per dedicare il suo lavoro alla poesia. Grazie all'appoggio finanziario della famiglia, fu in grado di pubblicare le sue raccolte a proprie spese. Fu così che nel 1905 pubblicò il primo libro di poesie, I cavalli bianchi, per un editore immaginario, Cesare Blanc (che in realtà era il nome del suo gatto) con una sede immaginaria in via Calimala 2, Firenze. Tra i componimenti spiccano Ara Mara Amara e Il Pappagallo. La raccolta avvicinava Palazzeschi al Crepuscolarismo tanto per lo stile quanto per i contenuti. Il libro fu recensito in modo positivo dal poeta Sergio Corazzini con il quale Palazzeschi iniziò una fitta corrispondenza, fino alla precoce morte del Corazzini avvenuta nel 1907. La recensione non ebbe però un seguito e il libro rimase praticamente sconosciuto. Dopo circa un anno, alla prima opera seguì Lanterna, che contiene la poesia Comare Coletta. In questa come nella precedente raccolta, i componimenti di Palazzeschi sono oscuri, fiabeschi e ricchi di simboli poco trasparenti. A dispetto della giovane età dell'artista, ricorre ripetutamente nelle poesie il riferimento alla morte, tema che percorre entrambe le raccolte allo stato latente. Altri motivi ricorrenti sono la malattia e la vecchiaia. Il metro è sempre lo stesso: si tratta del trisillabo, dunque di versi ternari, oppure di versi di 6, 9, 12 o più sillabe. La monotonia del ritmo si coniuga perfettamente alla staticità (spaziale e temporale) che caratterizza i due poemi d'esordio del poeta. Nel 1908 pubblicò, sempre presso l'immaginario editore Cesare Blanc, il suo primo romanzo di stile liberty dal titolo : riflessi, ricco di fonti fiabesche e di sapore omoerotico che come dirà in un'intervista del 1971 a Antonio Debenedetti:

« Rappresenta fedelmente una giovinezza turbata e quasi disperata [...] Ero impaurito dalla vita. Più tardi si è sviluppato in me il senso dell'umorismo che mi ha dato un equilibrio »

Seguì la terza raccolta Poemi, che avrebbe portato per la prima volta Palazzeschi ad un pubblico più ampio. In questa eterogenea opera ricordiamo Chi sono?, Habel Nasshab, nonché Rio Bo. Rispetto a quanto si poteva osservare nelle prime due raccolte, il tono è stavolta più solare. Alcune delle poesie sono inoltre legate tra di loro da una trama, la quale conferisce ai poemi un certo dinamismo. Il verso ternario ed il senario ecc. sono ancora quelli privilegiati, ma il rigido schema metrico viene per la prima volta spezzato, in quanto ricorrono versi di tutte le lunghezze. Il gioco ritmico sul trisillabo viene ironicamente portato alle estreme conseguenze nella poesia della Fontana malata. Pare che con il tempo l'artista si attenga sempre di meno a canoni formali di qualsiasi natura. Anche se durante la prima produzione letteraria Palazzeschi gradiva il fatto di restare più o meno nell'anonimato, stavolta la raccolta non passerà inosservata.
Con Marino Moretti, suo ospite a Firenze in primavera, trascorse giorni "pieni di misticismo e di poesia", compiendo diversi pellegrinaggi nelle chiese fiorentine, attratto dai personaggi che le frequentano e dal rituale delle cerimonie. In seguito alla lettura di Poemi Filippo Tommaso Marinetti rimase entusiasta, convinto della creatività di Palazzeschi e alquanto compiaciuto dell'uso del verso libero. Palazzeschi fu dunque invitato a collaborare alla rivista "Poesia". Pubblicherà la raccolta di poesie l'Incendiario, dedicato "A F.T. Marinetti anima della nostra fiamma", preceduto dal Rapporto sulla vittoria futurista di Trieste. Nell'estate il volume viene sequestrato a Trento per i toni interventisti della prefazione. Nella raccolta si ritrova lo scherzoso componimento E lasciatemi divertire, dove il poeta si immagina di recitare la poesia davanti ad un pubblico costernato e scandalizzato. L'8 ottobre è al Tribunale di Milano ad assistere al processo contro Filippo Tommaso Marinetti, accusato di oltraggio al pudore per Mafarka il futurista Il 1911 è l'anno del romanzo Il codice di Perelà. Nell'autunno del 1912 conosce Ardengo Soffici e Giovanni Papini, impegnati nella preparazione di una nuova rivista (Lacerba). Segue il manifesto del Controdolore nel 1914 che era apparso in precedenza sulla rivista Lacerba fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici in polemica con Giuseppe Prezzolini, direttore de La Voce. Nel marzo del 1914 raggiunge Papini e Soffici a Parigi. Qui Palazzeschi conosce Apollinaire, Léger, Modigliani, Max Jacob e Giuseppe Ungaretti, che gli fa leggere le sue poesie. Papini lo porta con sé allo studio di Picasso. Alla fine di aprile dalle pagine della Voce dichiara ufficialmente il suo distacco da Marinetti e dal Futurismo. Nel frattempo con Papini e Prezzolini progetta una « nuova rivista puramente lirica e di critica d'arte » (a Prezzolini, maggio, P-PR, p. 17). Palazzeschi inizia dunque a collaborare intensivamente con il movimento futurista recandosi spesso a Milano e ripubblicando le sue poesie grazie all'appoggio ricevuto. È sorprendente il fatto che le antologie di poeti futuristi includessero anche diversi dei primi componimenti di Palazzeschi, che per il loro tono sommesso e statico erano in gran parte incompatibili con i toni vitali e dinamici dei marinettiani (soprattutto per quanto riguarda le poesie dei Cavalli bianchi). Il fatto che i futuristi abbiano spesso chiuso un occhio davanti a tutto ciò non fa che confermare che Palazzeschi aveva le carte in regola per arrivare ad un notevole successo. In ogni caso, l'interesse di Palazzeschi per il movimento del futurismo non lo portò mai a ricambiare pienamente l'entusiasmo che il gruppo nutriva nei suoi confronti. Infatti, la vitalità esasperata del movimento lo rendeva scettico; presumibilmente, essa non corrispondeva pienamente al suo carattere, in un certo senso provocatorio ma non necessariamente aggressivo. Il 3 settembre del 1914 è a Roma, in Piazza San Pietro, dove ascolta il messaggio di pace del nuovo papa, Benedetto XV. Alla vigilia della grande guerra, i nodi vennero al pettine: Palazzeschi si dichiarò neutralista e si oppose dunque all'intervento dell'Italia nel primo conflitto mondiale che veniva invece propagato dal movimento futurista dei marinettiani. Una tale discrepanza non poteva significare che il distacco definitivo. In seguito, si sarebbe dedicato con profitto alla scrittura in prosa. Per quanto riguarda la poesia, alla vigilia della guerra Palazzeschi aveva ormai dato il meglio di sé. Si avvicinò all'ambiente de La Voce di Giuseppe De Robertis e iniziò a collaborare per la rivista. Durante l'estate del 1916, pur essendo stato riformato alla visita militare, venne richiamato il 16 luglio e il 24 agosto alle armi come soldato del genio. Fu per poco tempo al fronte e in seguito di stanza a Firenze, a Roma e a Tivoli. Si ritrovano i ricordi di quel periodo nei suoi bozzetti di Vita militare e nel libro autobiografico Due imperi... mancati (1920). Durante gli anni del fascismo, Palazzeschi non partecipò alla cultura ufficiale nonostante gli sforzi intrapresi in questo senso da Filippo Tommaso Marinetti; compì qualche viaggio a Parigi e dal 1926 collaborò al Corriere della sera. Nel 1921 pubblicò il suo primo libro di racconti, presso Vallecchi, Il re bello; nel 1926 uno "scherzo" iniziato nel 1912 dal titolo La Piramide. Nel 1929 escono su vari giornali e riviste (fra cui «Pègaso» dell'amico Ugo Ojetti) prose e racconti. Fra il 1930 e il 1931 si recò più volte a Parigi dove ebbe modo di conoscere Filippo De Pisis, Pablo Picasso, Georges Braque, Henri Matisse. Nel 1930 venne stampata dall'editore Preda a Milano l'edizione definitiva delle Poesie risistemate con adattamenti dettati dal suo nuovo gusto poetico; frequenta i coniugi Prezzolini e conosce Luigi Pirandello a casa Crémieux; nel 1931 pubblica altri racconti su «Pègaso» e sulla «Gazzetta del Popolo»; esce nella «Collezione Romantica» Mondadori, la sua traduzione di Tartarino di Tarascona di Alphonse Daudet. Nel 1932 su proposta di Ugo Ojetti pubblica presso Treves Stampe dell'Ottocento, prose di ricordi. Nel 1934 fa parte della giuria del premio di poesia della Biennale Internazionale d'Arte di Venezia. Esce presso Vallecchi il romanzo Sorelle Materassi, anticipato a puntate sulla Nuova Antologia dell'amico Antonio Baldini. Sulla rivista Omnibus Baldini recensirà l'opera:

« Le Sorelle Materassi sono il frutto di un lungo e attento esame di queste figure di donne senza amore. [...] Non è un libro travolgente ma di penetrazione, di creature umili e anche ridicole, ma con una bella e sicura anima certamente, e con un significato alto nella loro pocaggine »

Il 1937 è l'anno de Il palio dei buffi, seconda raccolta di novelle. Nel 1938 muore il padre e nel 1939 la madre e Palazzeschi, nel 1941, si trasferisce a Roma dove abiterà fino alla morte. Del 1945 è un altro libro autobiografico Tre imperi...mancati testimonianza polemica ma anche melanconica della seconda guerra mondiale. Nel 1947 Don Giuseppe De Luca gli procura un'udienza papale. Nel 1948 ottiene, ex aequo con Menzogna e sortilegio di Elsa Morante, il premio Viareggio per il romanzo I fratelli Cuccoli. Preoccupato di una possibile vittoria comunista, si mobilita contro il Fronte popolare in vista delle elezioni politiche italiane del 1948. Nel 1953 Vallecchi pubblica il romanzo Roma, per cui Palazzeschi riceve il Premio Marzotto. Eugenio Montale avrà a definire Roma – insieme a I fratelli Cuccoli – il capolavoro dello scrittore fiorentino, e affermerà che:

« Roma […] fu giudicato un romanzo troncato a metà mentre era soltanto il ritratto di un patrizio che rifiuta tutto quel ch’è accaduto a Roma dopo il 1870: un ritratto veramente straordinario ma poco o punto compreso dalla critica, disorientata di fronte a un romanzo che non era un romanzo e neppure un antiromanzo. »

Nel 1954 escono nuove edizione di Sorelle Materassi e del Il codice di Perelà, con il titolo Perelà uomo di fumo. Riprende la collaborazione con il Corriere della Sera interrottasi nel 1926. A dicembre dello stesso anno fa parte con Marino Moretti della giuria del premio Alessandro Manzoni dell'Unione Editori Cattolici Italiani. Nel 1955 pubblica presso Scheiwiller la raccolta di poesie Viaggio sentimentale. Collabora al Corriere della Sera e a La Fiera Letteraria. Nel 1957 gli venne assegnato dall'Accademia dei Lincei il premio Feltrinelli per la letteratura. Nel 1960 l'Università di Padova gli conferì la laurea in lettere honoris causa. Nel 1965 presiede le giurie di vari premi tra cui quella del premio Nazionale d'arte Ardengo Soffici a Prato, e quelle letterarie del premio Fiuggi, del premio Settembrini-Mestre e del premio Stradanova. Nel 1966 pubblica gli Schizzi italofrancesi (All'insegna del pesce d'oro, Milano). In aprile esce presso Mondadori la raccolta di novelle Il buffo integrale, che ottiene il premio Gabriele D'Annunzio. Nel 1967 le Nuovedizioni Enrico Vallecchi pubblicano la raccolta di prose Ieri oggi e... non domani.
Da Mondadori esce in maggio il romanzo Il Doge. Sul Corriere della Sera il 22 ottobre Palazzeschi dialoga con Edoardo Sanguineti in merito alle nuove avanguardie: « Coloro che furono avanguardisti cinquant'anni fa, saranno i più acerrimi nemici degli avanguardisti d'oggi, giacché la loro avanguardia è passata alla storia senza che se ne siano accorti, e a quella come ostriche sono rimasti attaccati. E dunque, caro Sanguineti, che cos'è mai questa avanguardia? » Nell'aprile del 1968 esce da Mondadori Cuor mio, in cui sono contenute le poesie scritte a partire dal secondo dopoguerra. Nel 1969 esce il romanzo Stefanino (1969). Nel 1971 escono presso Mondadori il nuovo romanzo Storia di un'amicizia e l'antologia Poesie, a cura di Sergio Antonielli. A primavera riceve dal sindaco di Roma il Premio della Simpatia, ideato dall'amico Domenico Pertica. Nel 1972 viene nominato membro onorario dell'Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti.
Supervisiona inoltre alla produzione dello sceneggiato televisivo Sorelle Materassi, messo in onda dalla RAI sempre nel 1972. Questo evento mediale fu di vasta portata: l'opera dell'artista, giunto ormai a tarda età, fece il suo ingresso in milioni di focolai domestici e diede un contributo tutt'altro che trascurabile alla fama del Palazzeschi romanziere. Lo stesso anno esce nella collana Mondadori Lo Specchio la raccolta di poesie Via delle cento stelle, a proposito della quale in un'intervista (Petroni 1973) dichiarerà:

« Ho voluto fare qualcosa di nuovo, seguire un'altra strada con questi versi, senza pretese di costruzione e di lingua. Sono appunti, quasi un diario. Non sono impegnati, ma lasciati scivolare via così... »

Nel 1973 riceve numerosi premi e riconoscimenti: il Perseo d'oro del C.O.F.A.T. 1973-1974, l'Ulivo d'oro per la poesia, la Grand Aigle d'or de la Ville de Nice al Festival International du Livre. Collabora con Paolo Prestigiacomo, che è intenzionato a pubblicare il suo antico carteggio con Filippo Tommaso Marinetti (pubblicato in seguito nel 1978). Nel 1974, quando si stavano preparando i festeggiamenti per i suoi novant'anni e le riviste Il Verri e Galleria gli dedicavano un numero monografico, lo scrittore, per gravi condizioni seguite a un ascesso dentario trascurato, muore all'ospedale Fatebenefratelli, il 17 agosto alle 11.

Opere principali
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POESIA

1905 - I cavalli bianchi
1907 - Lanterna
1909 - Poemi
1910 - E lasciatemi divertire...
1910 - Poesie
1925 - Poesie
1930 - Poesie
1945 - Piazza San Pietro
1947 - Difetti
1955 -Viaggio sentimentale
1966 - Schizzi italo-francesi,
1968 - Cuor mio,
1972 - Via delle cento stelle
2002 - Tutte le poesie

NARRATIVA

1911 - Il codice di Perelà
1920 - Due imperi mancati
1921 - Il Re bello
1926 - La piramide
1932 - Stampe dell'Ottocento
1934 - Sorelle Materassi
1937 - Il palio dei buffi
1945 - Tre imperi mancati
1948 - I fratelli Cuccoli
1951 - Bestie del '900
1953 - Roma
1956 - Scherzi di gioventù
1959 - Vita militare
1964 - Il piacere della memoria
1966 - Il buffo integrale
1967 - Ieri, oggi e...non domani
1967 - Il doge
1969 - Stefanino
1971 - Storia di un'amicizia
1988 - Interrogatorio della
          contessa Maria
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ALDO PALAZZESCHI


A
ldo Palazzeschi, pseudonimo di Aldo Giurlani è stato uno dei padri delle avanguardie storiche. Inizialmente firmò le sue opere col suo vero nome, e dal 1905 adottò come nome d'arte il cognome della nonna materna, appunto Palazzeschi. Nacque da una famiglia di agiati commercianti; per volontà del padre frequentò gli studi in ragioneria, dedicandosi poi all'arte e alla scrittura. Dalla seconda attività conseguì una  ricca  produzione letteraria che gli diede fama di rango  nazionale. Tuttora viene considerato tra i maggiori poeti
Pagina a cura di Nino Fiorillo                          e-mail: nfiorillo@email.it
ALDO PALAZZESCHI

Una delle qualità che si evidenziano nella produzione di Palazzeschi è la coerenza del suo lavoro e il legame che esiste tra un'opera e l'altra. Pertanto nelle sue opere non si cade mai nel sentimentalismo elegiaco perché spesso le pagine sono percorse da sprazzi di riso. Ed è appunto questo amalgamarsi di sorriso e pietà, che non rinnega la vocazione al divertimento.