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La fanciullezza del poeta trascorse serena tra San Mauro, la Torre e Savignano, dove iniziò gli studi elementari. A sette anni però, insieme con i fratelli Giacomo e Luigi fu condotto nel collegio "Raffaello" di Urbino, tenuto allora dai Padri Scolopi. L'uccisione del padre avvenuta il 10 agosto 1867, mentre tornava da Cesena dove si era recato per ragioni del suo Ufficio, gettò nella disperazione la famiglia allora felice e segnò definitivamente l'animo di Giovanni. La morte tornò ripetutamente in quella casa, infatti la prima a morire fu la sorella maggiore Margherita, poi la madre stroncata dal duplice dolore, poi ancora Luigi e infine Giacomo, che, scomparsi i genitori era diventato il "piccolo padre", quindi rimase solo con le due sorelle, Maria e Ida ed i fratelli Giuseppe e Raffaele. Giovanni tuttavia non abbandonò gli studi. Rimase in collegio fino al 1871; quando essendo divenute molto precarie le condizioni economiche della famiglia, passò a Rimini e, poi, a Firenze, dove frequentò presso gli Scolopi l'ultima classe del liceo (lo aiutò un suo vecchio professore, padre Cei, che lo accolse in casa). Conseguita la licenza, grazie ad una borsa di studio potè iscriversi alla facoltà di lettere dell'Università di Bologna, dove ebbe come maestri Carducci e Gandino. Frequentò regolarmente i corsi dell'anno accademico 1873-74; ma poi preso dalla passione politica (in questo periodo era amico di Andrea Costa, capo degli Internazionalisti Romagnoli), trascurò lo studio e si iscrisse all'Associazione Internazionale dei Lavoratori , partecipando intensamente con discorsi alle adunanze e con poesie come La morte del ricco. Perduto il sussidio dopo aver partecipato ad una manifestazione contro il Ministro dell'Istruzione, visse stentatamente con l'aiuto del fratello minore Raffaele, che aveva ottenuto a Bologna un piccolo impiego. Arrestato per motivi politici nel 1879, rimase per più di tre mesi in carcere fino al processo che lo assolse. Dal carcere uscì trasformato. Riprese gli studi e conseguì la laurea (17 giugno 1882), iniziando subito, per intervento del Carducci, la carriera di insegnante. Per due anni fu a Matera, poi dall'ottobre 1884 passò a Massa, dove ricostruì il nido familiare ormai distrutto facendo venire a vivere con se le sue sorelle, Maria e Ida, rimaste sino ad allora presso le monache di Sogliano, e infine dall'ottobre 1887, a Livorno.Gli anni di Massa e di Livorno furono nel complesso sereni. Alle necessità domestiche provvedevano il suo stipendio di professore, qualche ripetizione e i lavori di cucito, cui attendevano la sorelle (Giovanni Pascoli non fu mai un buon amministratore del suo denaro, da qui le querimonie frequenti nelle sue lettere), mentre egli riprendeva con lena maggiore la sua attività letteraria, in verità mai dismessa, cercando di distinguere, tra le suggestioni che provenivano dalla poesia altrui come Carducci, Praga, Prati, Aleardi, Betteloni, Panzacchi, la voce della propria poesia. Fu un'opera faticosa di scelta, ma anche di scavo, che si concluse, nel 1891, con la prima edizione, scarna ed essenziale, di Myricae, cui l'anno dopo la seguente edizione, più ricca ed organica. Gli anni di Massa e di Livorno, inoltre, videro maturare nell'animo di Pascoli il mito del "nido"oramai distrutto dalla malvagità degli uomini, che tanta parte doveva avere negli sviluppi della sua poesia. Grande importanza ebbe in questo caso, la presenza delle sorelle, in particolare di Ida, più vicina al temperamento del fratello. Il culto delle memorie familiari divenne per il poeta una religione dalla quale vennero esclusi non solo Giuseppe e Raffaele, ma anche Ida quando decise di passare a nozze. Intanto al successo di Myricae si aggiungeva la prima vittoria nella gara di poesia latina, bandita dall'Accademia Hoeufftiana di Amsterdam, con il poemetto Veianius (ad Amsterdam vinse ben tredici volte) e la chiamata al Ministero dell'Istruzione (dicembre 1894) che gli consentì di entrare in contatto con l'ambiente letterario romano e di stringere amicizia con Adolfo De Bois e Gabriele D'Annunzio. A Roma rimase poco, perchè l'anno successivo venne nominato professore di Grammatica greca e latina all'Università di Bologna. Gli anni che seguirono la pubblicazione di Myricae, furono anni di attività febbrile che videro il Pascoli impegnato in varie direzioni.
Dal 1897 al 1903 insegna letteratura latina all'Università di Messina, dove vive, ma ritorna spesso a Castelvecchio, presso Barga, dove ha affittato una casa di campagna che nel 1902 compra col ricavato dalla vendita di cinque medaglie d'oro conquistate al concorso di Amsterdam.
Mentre arricchiva ed ordinava il suo primo volume di versi, scriveva per "Il Convito" del De Bois, Gog e Magog, Alexandros, Solon, che avrebbe poi incluso tra i Poemetti comviviali (1904); compilava due antologie latine, Lyra ed Epos; continuava a poetare in lingua latina, ottenendo altri premi, componeva le prime poesie di argomento civile che avrebbe poi raccolto in Odi e Inni; fissava le sue idee sull'arte poetica nella prosa Il Fanciullino; pubblicava i Poemetti (1897), concepiti qualche anno prima ma portati a termine a Castelvecchio di Barga.
La decisione di Ida di sposarsi aveva persuaso Giovanni e Maria ad abbandonare Livorno. Avevano affittato un villetta a Castelvecchio di Barga, sul colle di Caprona, per il Pascoli fu una scelta felice, perchè aveva sempre sognato di ritornare in campagna. Questo contatto diretto con i contadini gli offrì la materia e il linguaggio per comporre il suo poema georgico, mentre Braga diventava la sua nuova patria.
Scriveva: "Maria, dolce sorella, c'è stato tanto tempo che noi non eravamo qui?"; nacquero così i Canti di Castelvecchio (1903), nei quali volle riprendere i temi delle Myricae.
Meno liete, invece, le vicende della sua carriera universitaria. A Bologna, nonostante le affettuose accoglienze dei suoi vecchi maestri, non si trovò bene. La presenza di Giuseppe che valendosi della posizione di Giovanni, da tempo spillava denaro a parenti e amici, lo indusse a presentare le dimissioni.
Il progetto di trasferimento a Roma venne respinto dalla facoltà (l'Antologia Epos era stata vivamente criticata per alcune inesattezze filologiche), sicchè alla fine , dopo molte polemiche, venne nominato professore di Letteratura Latina dell'Università di Messina, in cui rimase dal 1898 al 1902 e dove condusse a termine gli studi danteschi, compilò le due antologie italiane, Sul limitare e Fior da fiore, e definì il suo pensiero politico, affrontando in alcune conferenze il problema dell' imigrazione e della lotta di classe. La città dello Stretto era troppo distante da Castelvecchio così sollecitò il suo trasferimento all'Università di Pisa. A Pisa rimase fino al 1906, quando venne chiamato a ricoprire la cattedra che era stata già del Carducci, e diventò professore di Letteratura Italiana all'Università di Bologna. Dedicò gli ultimi anni della sua vita a continuare l'alto magistero carducciano, non solo come insegnante ma anche come poeta. Nacquero così Le canzoni di Re Enzio (1908-1909), i Poemi Italici (1911), I Poemi del Risorgimento (pubblicati postumi), che sono forse le opere più lontane dall'autentica ispirazione pascoliana.
Colpito da male inguaribile (un tumore maligno allo stomaco), il Pascoli morì a Bologna il 6 aprile 1912.



Opere principali



Giovanni  Pascoli
San Mauro Pascoli, 31 Dicembre 1855 – Bologna, 6 Aprile 1912
Giovanni  Pascoli

Giovanni  Pascoli

1891 - Myricae (I edizione)

1896 - Iugurtha (poemetto
       latino)

1897 - Il fanciullino

1897 - Poemetti

1898 - Minerva oscura (studi
       danteschi)

1903
- Canti di Castelvecchio
- Myricae (edizione definitiva)
- Miei scritti di varia umanità

1904
- Primi poemetti
- Poemi conviviali

1906
- Odi e Inni
- Canti di Castelvecchio (ed
       definitiva)
- Pensieri e discorsi

1909
- Nuovi poemetti
- Canzoni di re Enzio

1911-1912
- Poemi italici
- Poemi del Risorgimento
- Carmina
- La grande proletaria si è
  mossa

1912
Poesie varie (a cura della
       sorella Maria; ediz.
       accresciuta 1914)

G
iovanni Placido Agostino Pascoli nacque a San Mauro di Romagna (ora San Mauro Pascoli) il 31 dicembre 1855. Il padre, Ruggiero, era ministro, cioè amministratore della tenuta La Torre, di proprietà del duce Alessandro Torlonia, ed era un uomo onesto e stimato.
Pagina a cura di Nino Fiorillo == e-mail:dlfmessina@dlf.it == Associazione DLF - Messina